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Fattori di rischio per il fegato grasso nel Multicenter AIDS Cohort Study


Il virus dell'immunodeficienza ( HIV ) umana e la terapia antiretrovirale ( ART ) possono aumentare il rischio di malattia del fegato grasso ( anche detta steatosi epatica ).
Sono state determinate la prevalenza e i fattori di rischio per la steatosi epatica, confrontando uomini con infezione da virus HIV con uomini non-infetti da HIV che hanno rapporti sessuali con uomini nel Multicenter AIDS Cohort Study ( MACS ).

Tra i 719 partecipanti allo studio MACS che hanno consumato meno di tre bevande alcoliche al giorno, la steatosi epatica è stata definita come un rapporto di attenuazione tra fegato e milza minore di 1 alla tomografia computerizzata senza contrasto ( CT ).

Sono stati genotipizzati i polimorfismi a singolo nucleotide nel gene PNPLA3 ( patatin-like phospholipase domain-containing 3 ) e in altri geni precedentemente associati alla steatosi epatica non-alcolica.
Sono stati determinati i fattori di rischio per la steatosi epatica.

Tra 254 uomini non-infetti da HIV e 465 uomini affetti da HIV, il 56% erano di razza bianca, di età media 53 anni, e con indice di massa corporea ( BMI ) medio di 25.8 kg/m2.

La grande maggioranza degli uomini con infezione da HIV ( 92% ) era in trattamento con la terapia antiretrovirale, e l’87% degli uomini con infezione da HIV è stato trattato con un inibitore nucleosidico della trascrittasi inversa ( NRTI ) per una durata media di 8.5 anni.

Nel complesso, il 15% della coorte soffriva di steatosi epatica, che era più comune negli uomini non-infetti da virus HIV rispetto agli uomini con infezione da HIV ( 19 vs 13%, P=0.02 ).

All'analisi multivariata, l'infezione da HIV è risultata associata a una minore prevalenza di steatosi epatica ( odds ratio, OR=0.44, P=0.002 ), mentre una più alta prevalenza di steatosi epatica è stata osservata nei soggetti con genotipo non-CC PNPLA3 (rs738409) ( OR=2.06, P=0.005 ), più tessuto adiposo viscerale addominale ( OR=1.08 per 10 cm2, P minore di 0.001 ) e valutazione del modello omeostatico di insulino-resistenza ( HOMA-IR ) maggiore o uguale a 4.9 ( OR=2.50, P=0.001 ).

Tra gli uomini con infezione da HIV, il genotipo non-CC PNPLA3 (rs738409) è risultato associato a una più alta prevalenza di steatosi epatica ( OR=3.30, P=0.001 ) e a esposizione cumulativa a Dideossinucleotide ( OR=1.44 per 5 anni, P=0.02 ).

In conclusione, la steatosi epatica definita dalla tomografia computerizzata è comune tra gli uomini a rischio di infezione da HIV ed è associata a una maggiore adiposità viscerale, HOMA-IR e PNPLA3 (rs738409).
Anche se l'infezione da HIV trattata è stata associata a una più bassa prevalenza di steatosi epatica, l'esposizione prolungata ad analoghi di Dideossinucleotide è correlata a una maggiore prevalenza. ( Xagena2014 )

Price JC et al, Am J Gastroenterol 2014;109:695-704

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